Rossi Egisto (Rifugio) già Rifugio Lisina(abbandonato)

Rossi Egisto (Rifugio) già Rifugio Lisina

Rossi Egisto (Rifugio) già Rifugio Lisina

La costruzione dell’edificio risale al periodo della prima Guerra Mondiale, quando il territorio compreso fra i monti Lisina, Gomila, Vodice e i paesi di Kučeli e Mattuglie facevano parte dell’impero austro-ungarico. Nel 1915 la Corona austriaca decise di impiegare i prigionieri di guerra per alcuni lavori nella territorio di Lisina, uno di questi fu quello di costruire un edificio che potesse fungere da postazione per i guardaboschi.
I lavori, ai quali parteciparono prevalentemente soldati russi, si sono conclusero in pochi mesi e l’edificio, utilizzato come caserma forestale, entrò subito in funzione.
Alla fine della Grande Guerra, questi territori passarono all’Italia e la caserma forestale venne ceduta alla sezione CAI di Fiume che la riconvertì a rifugio.
Venne inaugurato il 21 dicembre del 1921 e dedicato alla memoria di un giovane socio, Egisto Rossi, precursore delle correnti di pensiero che volevano Fiume italiana.
Aperto tutto l’anno, ma frequentato soprattutto nei caldi fine settimana estivi, il rifugio venne utilizzato prevalentemente come osteria.
Durante i fine settimana le famiglie italiane di Fiume e Abbazia si recavano in treno fino a Mattuglie, per poi proseguire a piedi fino al rifugio, mentre durante i giorni feriali il rifugio veniva frequentato prevalentemente dai cacciatori, numerosissimi all’epoca.
Un ulteriore impulso allo sviluppo di questo rifugio è giunto nel 1930, quando il governo italiano fece costruire una strada sterrata per collegare Rukavac a Zvonece.
Le cose cambiarono nel secondo dopo guerra quando i territori dell’Istria e Fiume passarono all’ex Jugoslavia e con essi anche il rifugio che fortunatamente era stato risparmiato durante gli eventi bellici.
Con l’aiuto dei valligiani ed una buona gestione, il rifugio/osteria venne ammodernato ed ingrandito, venne costruito un ampio terrazzo e perfino dei campi da bocce; erano moltissimi i fiumani che vi trascorrevano le estati.
I problemi che portarono successivamente alla chiusura del rifugio sono molteplici e di difficile interpretazione; problemi di ordine amministrativo (rifugio alpino riservato ai soci CAI oppure osteria aperta a tutti), catastele (era censito in due particelle su due uffici catastali diversi) e di proprietà (ci fu un contenzioso tra la Sezione di Abbazia ed il comune di Mattuglie) con una disputa che ha comportato anni d’inattività del rifugio.
Una favola che non c’è più. Per decenni il rifugio fu un punto d’incontro per tantissimi escursionisti. Intere famiglie trascorrevano i propri fine settimana in quella che era allora una vera e propria destinazione turistica. Oggi, però, la situazione è decisamente diversa e Lisina è tutt’altro che una destinazione turistica. II rifugio ormai abbandonato è ridotto a rudere con l’edera che si arrampica sui muri dell’edificio e il muschio che sta cercando di inghiottire il pozzo; che peccato. (tratto da uno scritto di Moreno Vrancich)


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