Rinaldi Massimo (Rifugio) già Rifugio Re Umberto

Rinaldi Massimo (Rifugio) già Rifugio Re Umberto

Rinaldi Massimo (Rifugio) già Rifugio Re Umberto

Il rifugio Rinaldi è posto sulla vetta del Terminiletto, uno dei più sorprendeti belvedere dell’Appennino.
Dalla grande terrazza del rifugio si può ammirare uno dei più intensi panorami montani con la visione a perdita d’occhio fino al mare Tirreno.
E’ stato il primo rifugio alpino costruito sul massiccio del Terminillo, voluto dalla sezione CAI di Roma. Costruito a Roma, tutto in legname, a tavole smontabili di facile composizione e scomposizione, tali da potersi trasportare a dorso di mulo.
Si pensi che, nonostante pesasse 17 tonnellate, fu smontato e ricomposto due volte, la prima per essere esposto all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1900 (ove fu premiato con la medaglia d’oro), e nell’estate del 1901 definitivamente montato sulla cima del Terminilletto, già opportunamente spianata.
Per l’architettura interna si pensò di sistemare le stanze in sequenza una di seguito all’altra con dei tramezzi, in modo da costruire tanti elementi distinti ma con la possibilità di allargare o restringere la capacità secondo le possibili circostanze e con poca spesa.
Le pareti erano formate da due starti di tavole in maniera da poter creare una camera d’aria di m. 0,15 per diminuire la dispersione del calore interno e per isolare il rifugio dall’umidità.
Il tetto fu composto di correnti ordinari poggiati alle incavallature con due strati di tavole d’abete disposte in vario senso con uno strato di cartone-cuoio e fodera completa di lamiera di ferro zincato assicurata con viti e saldature in modo che il vento non potesse sollevarla.
Completato il montaggio si procedette ad erigere un muraglia perimtrale a protezione della struttura in legno.
Era stato studiato per alloggiare comodamente 12 persone, ma all’occorrenza e senza molto incomodo, ne potè contenere anche 36.
Alla spesa contribuirono la sede centrale dei CAI, il re Umberto I ed alcuni ministeri del Regio Governo, nonchè alcuni Comuni pedemontani.
Durante la seconda Guerra Mondiale il rifugio, con il crollo di un muro petrimetrale, ne cominciò la decadenza.
Le sommarie riparazioni del 1947 creano ulteriori problemi poiché la copertura del tetto in eternit si frantumò rapidamente a causa del gelo.
Sul cumulo di macerie del rifugio, dal 1966 viene ricostruito il nuovo rifugio identico, nell’esterno, al precedente.
Ai quattro angoli della struttura, lungo le pareti esterne, sono state posate quattro pietre, provenienti da ognuno dei quattro santuari francescani della Valle Santa Reatina.
Fu successivamente inaugurato ed intitolato a Mons. Massimo Rinaldi,  già vescovo di Rieti (soprannominato “vescovo scarpone” per la sua grande passione per la montagna).
In occasione del centenario della sua nascita, nel 2002, fu collocato sulla facciata del rifugio un busto bronzeo dello scultore Dino Morsani raffigurante l’illustre Monsignore reatino.


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