Sapienza Giovannino (Rifugio)

Sapienza Giovannino (Rifugio)

Sapienza Giovannino (Rifugio)

La sezione CAI di Catania nel 1936 aveveva ceduto ogni diritto sulla Casa Cantoniera, rimaneva però la necessità di dotarsi di un punto di appoggio sul versante Sud dell’Etna.
L’occasione si presentò alla caduta del Fascismo, allorché gli edifici di proprietà di enti di ispirazione fascista sarebbero stati resi disponibili, in vendita o in concessione, alla comunità.
Nelle vicinanze della Casa Cantoniera, la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale aveva iniziato la costruzione di una casermetta denominata “Capanna Montagnola”, rimasta al rustico allo scoppio della guerra.
Fu così che il CAI di Catania, al termine della seconda Guerra Mondiale, ottenne quel rustico dapprima in concessione gratuita e successivamente in vendita e, con il determinante contributo dei soci, completò la struttura, che fu inaugurata il 14 dicembre 1947.
Il progetto fu redatto dal socio ing. Oliviero Scuto mentre la direzione dei lavori fu data all’immancabile ing. Alfio Amantia che già aveva seguito i lavori per i rifugi Menza e Citelli. Il rifugio prevedeva 42 posti letto e una sala da pranzo di identica capacità.
Tra le decine di soci che contribuirono al progetto, un importo consistente (ben £ 320.000) venne da Domenico, fratello del socio Giovannino Sapienza, appassionato alpinista, morto durante il conflitto appena concluso, fu naturale che la Sezione ne dedicasse il nome alla sua memoria.
Successivamente si costruì in aderenza al fianco ovest un piccolo corpo aggiunto, denominato “Il Caminetto”, dedidato ai soci CAI per le loro attività.
A metà degli anni ’50 ci fu il raddoppio del rifugio grazie ad un consistente contributo regionale. Successivamente il “Sapienza” fu nuovamente inaugurato nel 1957, avendo assunto l’attuale aspetto e la disponibilità di 102 posti letto.
Nell’aprile del 1983, durante un eruzione, scaturita 4 Km più a monte, un braccio di lava si appoggiò alla parete nord del rifugio, per poi circondarlo sul lato est, riversandosi sul piazzale sottostante adibito a parcheggio.
L’edificio, dato ormai per spacciato, fu vuotato dai soci CAI di tutto ciò che era asportabile, ma la struttura resistette e, dopo tre anni di interruzione, nel 1986 riprese regolarmente la sua attività.


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