Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo (Rifugio)

Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo (Rifugio)

Duca degli Abruzzi al Lago Scaffaiolo (Rifugio)

Il Lago Scaffaiolo sul Corno alle Scale si trova lungo il crinale appenninico tosco-emiliano.
Nella zona vi imperversano spesso delle terribili bufere con straordinaria violenza. Poter dare riparo a quanti frequentavano la zona è stato uno delle motivi per cui la sezione CAI di Firenze, in concorso con quella di Bologna, fece erigere un modesto ricovero in muratura.
Si trattava di un edificio basso e lungo con uno stanzino per la legna e una stanza per i viandanti, capace di contenere una decina di persone; fu inaugurato il 30 giugno del 1878.
Non essendo sorvegliato né fornito costantemente di legname, con un susseguirsi di atti vandalici andò in rovina in pochi anni, specialmente dopo che ne fu sfondata e bruciata la porta e poi la travatura del tetto. La forza degli agenti atmosferici resero il ricovero inservibile in pochi anni. I muri a secco, infatti, privati della copertura del tetto, si sgretolarono.
Rimaneva comunque l’esigenza di avere un ricovero in zona e, grazie agli sforzi delle due Sezioni, il 23 agosto del 1902 fu inaugurato il nuovo rifugio al Lago Scaffaiolo in sostituzione del precedente, di cui ne eredita il nome “Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi”.
Il rifugio aveva le caratteristiche di un piccolo albergo di montagna e poteva ospitare intere comitive di escursionisti. I muri di pietra arenaria erano in parte intonacati, lasciando a vista le pietre cantonali. Il tetto, molto spiovente, era in cemento armato. Il cemento fu usato con profusione anche per la struttura interna, che appariva particolarmente solida.
Ma anche questa fatica venne presto vanificata dall’azione distruttiva di vandali a causa dell’assenza di presidio e gli agenti atmosferici fecero il resto.
Il 17 settembre 1911, ricostruito per iniziativa della sez. CAI di Bologna, venne aperto per la terza volta con tutti gli accorgimenti per renderlo nel contempo funzionale e sicuro da atti vandalici. Ma quattro anni dopo, con l’inizio del primo con flitto mondiale, la sorveglianza e la frequentazione vennero meno e il rifugio cadde nuovamente preda del saccheggio. Gli agenti atmosferici completarono l’opera.
Si dovette aspettare il 29 agosto 1926 per riavere il rifugio funzionante, completamente diverso dai precedenti, disposto su tre livelli, attrezzato per ospitare comitive anche nella stagione invernale.
Nel 1933 la costruzione, da parte dell’Amministrazione Forestale, di una strada carrozzabile da Vidiciatico a Madonna dell’Acero, diede un ulteriore impulso alla fruizione dell’Appennino Bolognese.
Purtroppo anche le vicende belliche della seconda guerra mondiale lasciarono il segno, il 3 novembre 1943, i tedeschi in ritirata lo incendiarono, distruggendolo completamente.
Solo nell’estate del 1965 fu montato un zona una grande prefabbricato in lamiera, messa in opera a cura dell’ing. Gian Paolo Reggiani, socio della sezione CAI di Bologna.
Nonostante fosse stato concepito come soluzione provvisoria, resta attivo tuttora, resistendo ai forti venti e  atti vandalici.
Del quarto rifugio, quello del 1926, è rimasto il pianterreno e la scala esterna che conduceva al piano sopraelevato. Restaurato il rudere, se ne è ricavato un ricovero inaugurato il 15 giugno 1997.
A fianco del prefabbricato giallo del ’65 è stato inaugurato il 30 settembre 2001 un nuovo rifugio in muratura con un impatto visivo decisamente migliore del precedente.


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